Una cattedra divisa a metà: da una parte pile di fogli, post-it e un portatile pieno di slide, dall'altra un solo foglio, una matita, le cuffie e un rasoio da barbiere

Il rasoio di Occam a scuola: il lavoro che nessuno ti ha chiesto

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Ottobre, domenica sera. Stai finendo una presentazione di 38 slide per una lezione da 50 minuti. Hai cambiato tre volte il font del titolo. Nessuno te l’ha chiesta così, e lo sai benissimo.

Se ti riconosci, non sei solo. A scuola molti di noi fanno più del dovuto: producono materiali, si infilano in lavori lunghissimi, rifanno da zero quello che bastava sistemare. Spesso senza che nessuno l’abbia mai chiesto.

Un frate inglese del Trecento aveva già messo nero su bianco il rimedio. Si chiama rasoio di Occam, e agli insegnanti serve più di tanti corsi sulla gestione del tempo.

Cos’è il rasoio di Occam (in trenta secondi)

Guglielmo di Occam era un frate francescano e un filosofo. Vissuto nella prima metà del Trecento, ripeteva un’idea semplice: non bisogna moltiplicare le cose senza necessità. La frase è più o meno questa: “pluralitas non est ponenda sine necessitate”.

Il senso originale riguarda le spiegazioni. Se due spiegazioni raccontano lo stesso fatto, conviene tenere quella che ha bisogno di meno ingredienti. Si chiama “rasoio” perché serve a tagliare via il superfluo.

Una precisazione onesta: Occam parlava di ragionamenti, non di come preparare una verifica. Ma l’idea si porta dietro benissimo anche nelle scelte di tutti i giorni. Quando non sai bene quale strada prendere, parti dalla più semplice. Quella lunga e piena di ostacoli la scegli solo se la semplice non funziona.

Non vuol dire fare il minimo. Vuol dire fare il necessario, e fermarsi lì.

Perché gli insegnanti fanno più del necessario

Ho una cattedra con 9 classi, 2 ore a settimana ciascuna, circa 200 alunni. Con questi numeri ogni ora in più su un documento è un’ora in meno da qualche altra parte. Eppure la tentazione di strafare c’è sempre. Credo per tre motivi.

Il primo è che il nostro lavoro non ha un traguardo visibile. Un idraulico finisce quando il rubinetto smette di gocciolare. Una lezione invece si può sempre migliorare. Un’altra slide, un’altra scheda, un’altra variante. Non esiste il momento in cui qualcuno ti dice “basta, va bene così”.

Il secondo è che il lavoro in più si vede. La griglia di valutazione con quindici indicatori colorati fa bella figura in dipartimento. La griglia con quattro indicatori chiari fa lo stesso lavoro, ma sembra “poca”. E così aggiungiamo.

Il terzo è arrivato da poco: l’intelligenza artificiale. Prima, per produrre una scheda in più, serviva un’ora. Adesso servono trenta secondi. Il risultato non è che lavoriamo meno. È che produciamo di più: tre versioni della stessa verifica, cinque schede di ascolto invece di una, unità didattiche lunghe il doppio. Il costo di produzione è sceso, ma il costo di lettura, correzione e controllo resta tutto nostro.

Il rasoio in pratica: tre domande prima di cominciare

Il rasoio funziona solo se lo usi prima, non dopo. Quando hai già fatto 38 slide, tagliarne 20 fa male. Io mi faccio tre domande prima di aprire il computer.

1. Chi me l’ha chiesto, e cosa mi ha chiesto esattamente?

Sembra banale. Non lo è. Se il dirigente chiede la programmazione, la chiede nel formato della scuola, non in una versione migliorata con le tabelle a colori. Se il dipartimento chiede una prova comune, chiede una prova, non un fascicolo.

Rileggi la richiesta vera. Spesso è la metà di quello che stavi per fare.

2. Chi lo userà, e per quanto tempo?

Una scheda che i ragazzi usano per dieci minuti non ha bisogno di tre pagine e di un’impaginazione da libro. Un verbale che nessuno rileggerà non ha bisogno di tre revisioni.

Io faccio un conto semplice: tempo di preparazione contro tempo di uso. Se preparo per due ore una cosa che si usa per un quarto d’ora, qualcosa non torna.

3. Qual è la versione più corta che funziona?

Questa è la domanda di Occam vera e propria. Non “qual è la versione migliore”, ma “qual è la più semplice che fa il suo lavoro”.

Se la versione corta funziona, ti fermi. Se non funziona, aggiungi un pezzo alla volta. Mai il contrario.

Occam e l’intelligenza artificiale: taglia prima di generare

Con l’IA il rasoio diventa ancora più utile, perché la macchina tende a gonfiare. Le chiedi una scheda e ti restituisce una scheda, un’introduzione, un glossario e tre attività di approfondimento che non hai chiesto.

Qui la regola del Docente Mediatore IA aiuta: sei tu a decidere cosa serve, non lo strumento. In pratica, uso l’IA più per togliere che per aggiungere. Un prompt che uso spesso è questo:

Ti incollo un documento che ho preparato per [cosa: una lezione, una UDA, una verifica]. Mi è stato chiesto di [la richiesta esatta, con le parole di chi me l’ha chiesta]. Lo userò con una classe [di prima, seconda, terza media] per [quanto tempo]. Dimmi cosa posso togliere senza perdere niente di quello che mi è stato chiesto. Non aggiungere nulla. Elenca solo i tagli, dal più grande al più piccolo.

La parte importante è “non aggiungere nulla”. Senza quella frase, il modello ti propone di tagliare due paragrafi e di aggiungerne quattro.

Come sempre, i tagli li decidi tu. Nel documento non mettere mai nomi o dati degli alunni.

Una lezione che arriva dal jazz

Io vengo dal jazz, e lì il rasoio di Occam si impara presto. Chi ha ascoltato Thelonious Monk al pianoforte lo sa: poche note, messe al posto giusto, e lo spazio vuoto che lavora per lui.

Con la didattica succede lo stesso. Il materiale in più spesso copre un’insicurezza, non un bisogno dei ragazzi. Una lezione pulita, con un obiettivo solo e un’attività sola, lascia spazio a quello che conta: le domande della classe, l’ascolto, il tempo per suonare.

Il rasoio non è una scusa per fare poco

Una cautela, perché il rasoio si può usare male. Semplice non vuol dire sciatto. Un alunno con DSA ha bisogno di una scheda adattata, e quella non è “lavoro in più”: è il necessario. Una rubrica chiara per la valutazione è necessaria. Una comunicazione precisa alle famiglie è necessaria.

Il rasoio taglia quello che non serve a nessuno, non quello che costa fatica. La differenza la fa sempre la domanda numero due: chi lo userà?

Se la risposta è “un ragazzo che ne ha bisogno”, allora vale ogni minuto. Se la risposta è “nessuno, ma fa bella figura”, il rasoio è lì apposta.

Il tempo che recuperi va speso dove nessuna macchina ti sostituisce: in classe, con la tua voce e il tuo strumento. Se vuoi cominciare a togliere qualche ora di lavoro ripetitivo dalla tua settimana, scarica gratis il Kit di Sopravvivenza →. Sono 62 prompt pronti: obiettivi di apprendimento, semplificazione di testi per BES e DSA, relazione finale. Fanno il lavoro noioso, tu tieni la parte bella.

Stasera, prima di aprire la prossima presentazione, prova a chiederti: qual è la versione più corta che funziona?


Se ti interessa il tema del tempo a scuola, su questo blog trovi anche un articolo sull’arte di saper delegare e altri tutorial concreti per lavorare meglio.

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